Il Pipita: l’ultimo (vero) Bomber Bianconero

Nella attuale miseria dell’attacco bianconero, Kenan Yildiz a parte, qualche nostalgico ricorda con un pizzico di malinconia che non è sempre stato così. Perché la Vecchia Signora, quando dettava legge in Italia e in Europa riusciva comunque a dire la sua, poteva farsi vanto dei suoi attaccanti. Ancora rivedo le prodezze di Carlitos Tevez, del cannibale Cristiano Ronaldo. Senza dimenticare la Joya Dybala che tanto ha illuso di essere qualcosa di più di un semplice attaccante, bensì l’erede di chi oggi in Argentina è considerato Dio (Lionel Messi). A questi si aggiungono i nomi di Morata, Mandžukić, Douglas Costa, Llorente… Tutti giocatori che grazie al loro contributo e ai loro gol pesanti hanno portato trofei, regalato sogni e tuttavia anche illusioni. Ma tra gli attaccanti citati ne manca uno, forse il più contestato, il più criticato. Colui che tante volte è stato croce e delizia, gioia mista a delusione: sto parlando del Pipita: Gonzalo Higuaín.
Oggi, col senno del poi, una cosa posso dirla: facendo il paragone con lo stato attuale delle cose, chi criticava Higuaín quando militava nella Juventus era veramente un folle. Oggi i nostri attaccanti non soltanto non segnano, ma la porta non la vedono nemmeno col binocolo. Nemmeno con le mani sarebbero in grado di buttare quella palla in rete e far tornare la Vecchia Signora al vertice. E con un pizzico di delusione e tanta nostalgia per quello che è stato e ora non è più, segno del tempo che scorre che vi invito a mettervi comodi perché adesso vi racconto la storia del penultimo vero Bomber bianconero: Gonzalo Higuaín.
Le Origini: Dipingere Calcio con i Piedi
Gonzalo nasce a Brest, in Francia, è figlio d’arte: il padre era un ex difensore, dal quale erediterà il suo soprannome (Pipa, poi Pipita), mentre la madre era una pittrice, un’artista di origini palestinesi. Questo ci dice tanto: in Gonzalo convivono due anime, una ruvida, forte, combattiva, ereditata dal padre, e l’altra romantica, artistica, passionale da parte di madre. Dalla fusione di questi due mondi, tanto lontani eppure irrimediabilmente vicini, Gonzalo inizia a farsi strada nel mondo del calcio. E piano piano anche lui inizia a dipingere, ma non con le mani, bensì con i piedi.
La sua carriera inizia all’ombra di Buenos Aires, prima nel Club Palermo per poi fare il grande salto nelle giovanili del River Plate, facendo la strada contraria a quella di un altro argentino segnato dal fuoco e dal talento in grado di ballare una versione rivisitata del tango argentino e irradiando con le sue giocate tutti coloro che orbitavano intorno a lui, regalandogli una vita diversa. Ma questa è un’altra storia, che chissà, forse un giorno verrà raccontata: quella di Carlitos Tevez.
Madrid chiama, Pipita risponde
Higuaín dipinge calcio, i suoi gol non lo portano lontano, bensì lontanissimo. Infatti, nel dicembre 2006 arriva la chiamata dall’Europa, ma ad alzare la cornetta non fu una squadra di seconda fascia. Fu la squadra del Re, la squadra dei Conquistadores che secoli prima erano giunti nel Nuovo Mondo cambiando la storia in modo incontrovertibile. Il Real Madrid chiama e soltanto un pazzo non risponde. Gonzalo giunge in Europa con l’ambizione di conquistarsi un posto nella terra dei Conquistadores e illuminare con la sua arte a suon di gol.

La consacrazione: Real, Benzema e Napoli
Nella Capitale Iberica Gonzalo mostra quello di cui è capace: gol, assist, giocate illuminanti. Sgomitando, riesce a imporsi nella squadra dei Galacticos, sebbene sempre all’ombra di un certo Raúl che in quegli anni deteneva il trono dell’attacco madrileno sponda Real. In quegli anni è costretto a condividere l’attacco con un altro giovane attaccante, ossia Karim Benzema. Al termine del 2013, complice anche l’oneroso investimento fatto su CR7, il Pipita decide di lasciare dopo aver segnato 121 gol in 264 partite, quasi un gol ogni due partite. Numeri da bomber vero, ma a Madrid non c’è più spazio per il Pipita.
In seguito a mesi di trattativa e dopo che la Vecchia Signora aveva deciso di puntare tutte le sue fiches sull’argentino del Boca (Tevez), accetta la corte del patron del Napoli: Aurelio De Laurentiis. Successivamente a Diego Armando Maradona, un altro grande attaccante argentino approda all’ombra del Vesuvio con l’ambizione di mostrare di che pasta è fatto. Nel paese in cui la pasta è sacra tradizione.
Gonzalo giunge a Napoli prendendo il posto di un altro attaccante sudamericano, temprato anche lui nel prezioso metallo dei nativi americani: Edinson Cavani, passato dopo una controversa trattativa al nascente PSG. C’era un popolo orfano del suo attaccante migliore da coccolare e portare a sognare. E Higuaín a Napoli fa proprio questo: non regala gol, ma sogni, magie, aspettative. È qui che il Pipita esplode e raggiunge quella maturità calcistica che lo rende uno degli attaccanti migliori della Serie A.


2015/16, l’anno del record
La stagione 2015/16 è quella della definitiva incoronazione: grazie ai suoi gol trascina la sua squadra a contendere lo scudetto all’acerrima rivale bianconera. 36 magie, 36 quadri che rendono Gonzalo Higuaín il capocannoniere della Serie A, eguagliando il record di Gunnar Nordahl (record poi superato da Ciro Immobile), e smuovendo le coscienze di coloro che vivono nella città della Mole.
L’Arrivo a Torino: Amore e Controverso Addio
I bianconeri in estate vendono il talento francese Paul Labile Pogba e decidono di investire tutto il ricavato su chi pochi mesi prima li aveva fatti sudare freddo. Ma per convincere il patron del Napoli è necessario pagare la clausola di 90 milioni. Le voci e le opinioni che interessavano quei giorni le ricordo ancora bene. “Varrà quei soldi?”, “90 milioni sono troppi per un giocatore”, “La Juventus non è il Napoli, non riuscirà a ripetersi”.
Prima di vedere se il matrimonio tra Gonzalo Higuaín e la Juventus andò a buon fine, facciamo un passo indietro. E vediamo come in Nazionale le cose non andarono benissimo. Nel fatidico Mondiale del 2014 Gonzalo venne accusato pesantemente in patria per gli errori commessi nella finale del Mondiale contro l’inarrestabile Germania, che aveva letteralmente asfaltato i rivali storici (Brasile) durante le Semifinali del torneo.
Gonzalo Higuaín, con le sue luci e ombre, dopo l’importante esperienza al Real, dopo l’avventura a Napoli e le critiche ricevute in patria, è pronto a mostrare i suoi capolavori allo Stadium. Pronto a zittire una volta per tutte tutti quei critici che troppe volte non avevano creduto in lui. Il suo obiettivo è chiaro: portare la Vecchia Signora a conquistare il trofeo più agognato e maledetto, la UEFA Champions League.
L’ex AD bianconero Beppe Marotta, coadiuvato da Fabio Paratici e Pavel Nedved, mandano la PEC a Napoli: “La Juventus paga la clausola di 90 milioni per Gonzalo Higuaín”.
Troppo ottimismo? Troppe aspettative?
Quello che succederà dopo è un misto di emozioni: da un lato la delusione e frustrazione di una tifoseria che in Gonzalo aveva visto un simbolo di riscatto, un grimaldello per scassinare le porte del potere e tornare a vincere dopo anni di vacche magre; dall’altro l’euforia del popolo bianconero che, dopo il pesante addio dell’argentino del Boca, era rimasta orfana di un leader in attacco. Con Higuaín la Juventus si preparava per l’assalto alla Champions League.
L’avventura di Gonzalo Higuaín alla Juventus, credo, non sia stata esattamente quello che ci si aspettava. Troppe aspettative, troppe ambizioni, troppe opportunità non colte. Il rapporto, iniziato bene, è andato via via a deteriorarsi nel corso delle stagioni. A pesare è stato sicuramente lo scarso rendimento dell’argentino nella famosa finale di Cardiff (2017). Da lì sono iniziate le prime accuse, i primi scricchiolii, le prime critiche nei confronti di un giocatore che aveva dimenticato cosa si prova a essere messo in discussione. La Juventus non è Napoli: o vinci o, anche se vieni pagato 90 milioni e sei quasi un Dio, la gente è pronta ad aspettarti al varco.
L’epilogo inatteso
Gonzalo venne criticato per tutto a Torino: per una condizione fisica non sempre impeccabile, per la sua fragilità mentale nei match di Champions contro le principali rivali dei bianconeri, per non essere mai determinante nei big match, di segnare sempre contro le piccole, di non avere quella fame di gol come l’argentino prima di lui (Tevez) aveva dimostrato. Venne accusato di avere poca leadership, poca determinazione in alcune partite decisive oltre che a qualche pasto di troppo. Di Higuaín alla Juventus, oltre ai gol e alla posizione ritagliatagli da Massimiliano Allegri, ricordo il gol scudetto fatto a San Siro in pieno recupero (il 28 aprile 2018, Juventus-Inter 3-2, ndR). Rete che regalò l’ennesimo scudetto alla Juventus e forse anche il rimpianto di ciò che sarebbe potuto essere, ma non è stato.
Il popolo bianconero ha cercato in Higuaín una strada che li conducesse alla vittoria del trofeo più ambito, ma purtroppo così non è stato. Lo stesso popolo che tanto lo aveva osannato all’inizio arrivò a contestarlo, a criticarlo. Dopo due anni molto intensi la Juventus decide di scaricare il Pipita, il pittore argentino che tanti gol aveva segnato, decidendo di puntare sul re dei Bomber (Cristiano Ronaldo) per provare a spezzare la maledizione della Champions League.

Il Declino e la Fine della Carriera
Higuaín provò a rilanciarsi in altre realtà, meno “severe” di quella bianconera, come Milan e Chelsea, ma entrambe le avventure non diedero grandi risultati.
Ritornò alla Juventus dopo l’arrivo di Maurizio Sarri. Proprio l’allenatore che lo aveva reso il bomber migliore della Serie A, con la speranza di potersi rilanciare. Ma dopo un buon avvio all’inizio, si spense piano piano.
Gonzalo Higuaín, a questo punto, dopo aver fatto bottino di trofei in Europa, prende l’aereo che lo porta nuovamente in America, ma non a casa, bensì in Nord America, all’Inter Miami, e lì concluderà la sua carriera da calciatore, raccontando in alcune sue interviste come la sua carriera non fosse stata per nulla semplice, che le critiche ricevute in alcuni casi fossero state troppe e ingiuste, soprattutto quelle relative alla sua condizione fisica.
Gonzalo Higuaín oggi non gioca più, si è ritirato dal calcio giocato a 35 anni. Rimane il rimpianto di non poter più ammirare bomber veri come Gonzalo. Oggi la Serie A è un misto tra un cimitero degli elefanti e di giocatori mediocri, non all’altezza del campionato italiano. È proprio vero: capiamo il vero valore delle cose solo dopo averle perse. E scusaci, Gonzalo, se non ti abbiamo sempre compreso. Le tue esultanze e i tuoi gol rimarranno come un marchio indelebile nel cuore di noi appassionati di calcio.
