Kenan Yildiz vale il prezzo del biglietto

Kenan Yildiz vale il prezzo del biglietto

Se a 19 anni ti danno la 10 della Juve, non sei come tutti gli altri. Se ci aggiungi che quella maglia l’hanno indossata calciatori del calibro di Paul Pogba, Paulo Dybala, Carlos Tevez, Michel Platini ecc. allora sei consapevole che Kenan Yildiz non ha nulla da spartire con l’ordinario. Una delle leggende bianconere sembra esser tornata come un fantasma benefico del natale passato. Quell’Alex Del Piero più volte rievocato dopo giocate, gol ed esultanze del talento turco classe 2005.

La prima notte di Kenan

4 gennaio 2024. Data fredda e clima rigido fanno da contorno alla sfida casalinga contro la Salernitana agli ottavi di Coppa Italia . La Juventus di Allegri non è esente a critiche copiose: il mal-gioco, la crisi di punti, una vetta lontana. Premesse di una stagione con tante ombre e pochissime luci. Una di queste viene dal progetto NextGen targato Juventus, ha i capelli col ciuffo, i guanti neri e tanta classe da vendere. Allegri è il primo a credere in Yildiz e a lanciarlo tra i grandi, dimensione che sembrava a lui destinato per natura. Prima propizia l’autorete di Bronn, poi sigla il 5-1 con uno slalom speciale partendo dalla rimessa laterale arrivando a calciare dentro l’area.

Lì aveva la numero 15 ma il goal e l’esultanza sono da numero 10 d’eccellenza. Braccia larghe e lingua di fuori allo Juventus Stadium. Per ricordare qualcuno… chissà chi?

Yildiz e il rapporto difficile con Thiago Motta

Con Thiago Motta in panchina si pensava ad una epifania tecnico-tattica capace di esaltare al meglio il talentino turco. Le premesse sembravano delle migliori, a Bologna, infatti, il tecnico italo-brasiliano aveva fatto magie con un giocatore come Zirkzee dalla pura tecnica individuale. Da qui ci si aspettava un Yildiz al centro del progetto e con un ruolo centrale nell’attacco della Juventus, ma nulla di tuto ciò si è avverato. L’ormai ex allenatore della Juve non sembrava aver colto le sue potenzialità, fino a ridimensionarne l’impiego e la sua stessa stima. L’errore fatale, infatti, sembrerebbe il trattamento riservatogli in allenamento. Stando a dichiarazioni interne, infatti, il giocatore turco è stato rimproverato di esaltarsi troppo e costretto a tornare con i piedi per terra.

Nella sua stagione molto confusionaria, Thiago Motta non sembra mai essere riuscito a tenere salda la squadra e a guadagnarsi la simpatia dello spogliatoio. Indotto da una sua ideologia, a tratti inscalfibile ,a sacrificare i rapporti umani che, per quanto romanzabili, sono alla base di qualsiasi squadra. La crisi intestina tra i due potrebbe essere amplificata da un ruolo mai del tutto chiaro e forse maldigerito dallo stesso Kenan. Messo coi piedi sulla linea laterale, ingabbiato tra catene d’ideologie senza raziocino, a volte messo a piede invertito sull’altra fascia.

Il punto di non ritorno è stato il continuo confino in panchina. Qui Motta decide di insistere continuando a lasciarlo a riposo fino a quel Fiorentina Juventus dall’amaro finale. Il ridimensionamento tattico è figlio di una presa di posizione netta da parte di un allenatore rinchiuso nella sua prigione dorata. Nonostante la stagione negativa della Juventus targata Motta, Yildiz, sembra assumere il ruolo di profeta in patria. Uno dei pochi a salvarsi e spesso a salvare la baracca. La doppietta nel derby d’Italia la sua Gioconda

Anatomia di una stella

Ok ma quindi, che giocatore è Yildiz? Un attaccante che svaria? Un trequartista estroso? Un ala molto tecnica? È tutto questo ma con ancora delle lacune. Manca una freddezza sottoporta che unita alla sua tecnica cristallina lo renderebbe praticamente infermabile. Il tabellino parziale vede 5 goal e 2 assist in campionato. I numeri così bassi nascondono qualcosa sotto il tappeto, un’incomprensione tattica che lo ha portato troppo distante dalla zona calda del campo, con un ingente numero di critiche che piovevano sulla sua testa per quelle poche occasioni sprecate. Tiri fuori o flebili che vanno numerati e schedati, come manifesto di una non predisposizione tattica a stare vicino alla porta: quelle poche volte che c’arriva non sempre è impattante.

Prima di puntare il dito contro Kenan, bisogna vedere la luna che si sta indicando: un ragazzo del 2005 con la maglia della Juventus alla sua prima vera stagione in Serie A. Ora sulla panchina della Juve c’è Tudor. Si resetta tutto e si ricomincia da capo con la speranza che l’aria nuova che si respira alla Continassa faccia bene allo stesso Yildiz. Già dalla prima partita targata Tudor, l’attaccante turco sembra aver trovato quella dimensione sua di diritto: il campo aperto e una propensione sempre più esponenziale all’attacco. Alla prima è sembrato libero di creare, disegnare e inventare, con la speranza però che non rimanga un caso isolato. La sua dote che colpisce subito è quel dribbling così leggiadro ed efficace: veroniche, doppi passi e trucchi di magia da campetto sotto casa. Un qualcosa che non si vede tutti i giorni e che per questo merita di esser apprezzato da vicino. Pagate il biglietto e prendete posto, Kenan Yildiz sta per giocare.

L’immagine in evidenza è di Facebook Juventus