Il lato nascosto di Sinner

Il lato nascosto di Sinner

Jannik Sinner sarà una leggenda del tennis. “E dov’è la novità?”. Questa analisi non analizza il presente o il passato, ma ipotizza il futuro di un campione, di un’atleta e soprattutto di una persona. Una visione ipotetica sulle gesta e trionfi che non saranno eterni. Jannik ci sta abituando alla perfezione, a una costanza di rendimento inimmaginabile, ma lo sport è fatto da cicli. Purtroppo- duole dirlo e speriamo capiti più tardi possibile- questa perfezione atletica avrà una fine. E probabilmente il mondo odierno, pronto a condannarti a ogni minimo errore, non sarà pronto.

Cos’è la perfezione?

“Non aver paura della perfezione: non la raggiungerai mai.”- Salvador Dalì

Quante volte avete sentito dire: “Nessuno è perfetto”? Eppure un 10 a scuola- che rappresenta la perfezione di una prova- l’ha ottenuto una discreta percentuale di studenti. Forse perché spesso la perfezione in sé è un concetto che trasla tantissimo, tra generale, particolare e relativo. “Quella donna è perfetta per me”, “Quel giocatore è perfetto per quella squadra”, “Questo profilo è perfetto per la nostra azienda”, tutte situazioni soggettive. Jannik Sinner ha infatti mostrato più volte negli ultimi 12 mesi un tennis impeccabile, dominando per esempio a Melbourne contro Zverev (N.4 al mondo). Nel tennis dominare in ogni fase di gioco di una finale di uno Slam- e contro uno dei migliori giocatori al mondo- non è assolutamente ordinario.

Solo Alcaraz ha dimostrato di poter domare la sua potenza. Basta già questo per affermare che anche Sinner non è assolutamente “perfetto”. E se davvero la perfezione non si raggiunge mai, allora la rincorsa di Sinner verso questo ideale irraggiungibile è la cosa più vicina alla perfezione che il tennis oggi possa offrirci.

Mi spiego meglio: Nello sport la perfezione non esiste, figuriamoci nel tennis. Uno sport in cui si gioca 1 vs 1, dove la forza mentale spesso prevale sulla forza atletica e dove ogni minimo dettaglio fa la differenza, perché quel nastro o quella maledetta riga bianca a bordo campo condiziona sempre il punteggio finale. L’inerzia e la fortuna fanno sempre la loro parte. Ogni partita di tennis – così come nel calcio- ha una sua evoluzione, determinata da più fattori: clima, condizione fisica, atletica, fortuna appunto…senza dimenticare la casualità.

Il caso, un nemico sottovalutato

Spesso può capitare di imbattersi in un avversario che -seppur alla portata nel 99% dei casi ma si sta verificando quell’1% di probabilità -sta momentaneamente offrendo la sua migliore versione tennistica. Quell’atleta inizialmente sfavorito che però comprende, anticipa e incredibilmente ha il controllo del match. Bisogna rimontare, ma avanzando di game e break il ribaltone del match è uguale a un suv intrappolato nel traffico in tangenziale durante l’ora di punta. Uscirne sembra impossibile.

“L’esempio da dare ai giovani non è riuscire in una rimonta. L’esempio è non rompere la racchetta quando sei sotto 5-1 nel terzo, non perdere il controllo quando le cose vanno male, non scoraggiarsi. E accettare che il tuo avversario sta giocando meglio di te». – Rafael Nadal al termine di una delle sue due rimonte celebri contro Medvedev, nel 2019 alle ATP Finals (era sotto 5-1 nel terzo set con match point per il russo).


«Chi disse “Preferisco avere più fortuna che talento” percepì l’essenza della vita»“La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo…”Monologo iniziale del capolavoro di Woody Allen, Match Point.

Fino a quando, Jannik, abuserai della perfezione?

Ovviamente la fortuna è una ruota che gira: Jannik è sempre numero uno al mondo, ma bisogna ammettere che il rendimento non brillante dei suoi rivali durante il periodo di squalifica ha agevolato la sua posizione. E sicuramente lo staff di Sinner è stato astuto nel patteggiare la squalifica a Febbraio, per non compromettere la sua presenza nel clou della stagione tennistica: Internazionali di Roma (finalista contro Alcaraz), Roland Garros, Wimbledon…proprio in questi ultimi Jannik dimostrerà ancora una volta il suo valore. Probabilmente sfiderà nuovamente il favorito e campione in carica di entrambi, Carlos Alcaraz nella fase finale. Ma se dovesse essere clamorosamente eliminato nei primi turni del torneo? Non succederebbe niente di anomalo. Abituiamoci alla normalità e a ciò che sembra anomalo, ma non lo è.

Probabilmente non succederà, ma lo sport è caratterizzato da cicli. Nei prossimi anni non possiamo pretendere che una persona (prima di essere atleta) riesca a essere efficiente in ogni fase della sua vita. L’evasione di Jannik da questa fugace e superficiale perfezione sarà un risultato consueto come le sue vittorie. L’eliminazione nei primi turni di uno Slam, o di un torneo è capitato a chiunque, anche a Federer, Nadal, Djokovic. Eventualmente Sinner replicherebbe gesta degli stessi idoli a cui lui si ispira quotidianamente. O la replica vale solo per i trionfi? Direi di no. Il tempo padrone assoluto del mondo ci dirà quando questo scenario si concretizzerà.

Perciò fino a quando, Jannik, abuserai della perfezione? Speriamo per sempre, ma il “per sempre” non esiste.

E come reagiremo?

Forse non è importante sapere fino a quando durerà. Forse la vera domanda è: cosa faremo noi, quando finirà?

Saper accettare la caducità della perfezione è l’insegnamento più profondo che lo sport possa offrirci. E Sinner, nel suo cammino, continuerà a ricordarci che non serve essere perfetti per lasciare un segno indelebile. Lo sport ci affascina perché ci illude che la straordinarietà possa essere eterna, ma dimentichiamo che dietro ogni trionfo c’è una persona ordinaria. Con dubbi, limiti, difficoltà, stanchezza. Come tutti noi.

Quindi prima di giudicare la sua eventuale caduta, proviamo a guardare le nostre: quelle quotidiane, silenziose, che nessuno applaude e nessuno condanna.

Perché forse nella nostra imperfezione accettata possiamo imparare a essere più umani. Anche verso chi, per un attimo, ci è sembrato sovrumano.