Che lavoro fai? La calciatrice!

Che lavoro fai? La calciatrice!

Dietro ad un’affermazione del genere si nasconde un mondo intero. Si nascondono sogni, battaglie e sacrifici che una bambina amante del calcio ha dovuto affrontare. Nessuno parla mai di quanto poco possa offrirti il calcio femminile, o della disparità che dovrai affrontare, degli sguardi e dei commenti pronti a trafiggerti.
Nel 2024 questo è possibile, ma cosa c’è dietro? Scopriamo insieme cosa vuol dire essere una calciatrice in Italia.

Essere calciatrice

“Essere calciatrice in Italia significa combattere ogni giorno per dimostrare il tuo valore, ma è anche un’opportunità per cambiare la mentalità delle persone.”- Sara Gama (ex capitano Juventus e Nazionale)

“Siamo parte di un movimento che finalmente viene riconosciuto. Ma c’è ancora molta strada da fare per arrivare dove meritiamo.” -Valentina Giacinti


Secondo la ricerca “Le donne, il lavoro e lo sport” commissionata da eBay (partner della Divisione Calcio Femminile FIGC) all’istituto di ricerca Human Highway, l’effetto dei pregiudizi ha un impatto più forte sulla fascia più giovane degli intervistati (18-35 anni): uno su 4 cercherebbe di far cambiare idea a una bambina che mostra passione per il calcio, per paura che possa subire qualche forma di discriminazione. Il 67,5% degli italiani ritiene, infine, che ci sia una generale discriminazione nei confronti delle donne in ambito lavorativo: per 2 persone su 3 le donne sono penalizzate nelle opportunità di carriera e alcune professioni sono ancora oggi considerate più maschili (come l’ingegnere o il medico chirurgo).

L’avvento del professionismo

Il professionismo nel calcio femminile arriva solo nel 2022, quando la massima divisione del calcio femminile italiano, la Serie A, ha ricevuto il riconoscimento.
Facciamo un passo indietro. La storia del calcio femminile italiano nasce nel 1933 quando un gruppo di calciatrici di Milano fondò il Gruppo femminile calcistico. Questa iniziativa non fu salutata con molto entusiasmo, anzi, le autorità sportive fecero di tutto per dirottare le calciatrici su altri sport senza contatto come l’atletica. Queste politiche imposero infatti alla squadra di giocare senza pubblico, a porte chiuse. Insomma, il fascismo proibì alle donne – che dovevano essere mogli e madri prolifiche – di praticare uno sport maschile per antonomasia. Di “calcio femminile” si ricominciò a parlare in Italia nel 1946, a Trieste, dove si formarono due squadre (Triestina e San Giusto) e a Napoli. Questa iniziativa fu poi seguita da altre città.
Il primo campionato nazionale si giocò nel 1968 (lo vinse il Genova), ma soltanto nel ’86 le calciatrici italiane entrarono (nei “tornei dilettantistici”) nella Figc.

Riguardo all’estero, il Campionato del Mondo invece debuttò nel 1991, in Cina, con la vittoria degli Usa sulla Norvegia.
Il modello, come per il calcio maschile, fu l’Inghilterra. Precisamente la Football Association (FA), nata ufficialmente a Londra nel 1863 dall’accordo di diverse associazioni calcistiche su quali fossero le regole fondamentali di questo antico gioco con la palla. La FA è stata infatti la prima federazione calcistica nazionale nella storia dello sport.

Il mondiale del 2019

Il successo della Nazionale italiana ha avuto un impatto positivo sulla visibilità del calcio femminile. Il Mondiale 2019 ha rappresentato un momento di svolta: l’Italia è tornata a qualificarsi dopo vent’anni di assenza. L’entusiasmo generato dalla squadra ha messo in luce il potenziale inespresso di questo sport. Tuttavia, per trasformare questo entusiasmo in crescita stabile, è necessario che la Nazionale continui a essere un faro di riferimento. Non solo per le giovani calciatrici, ma anche per tutto il movimento.
Per far crescere il calcio femminile in Italia, la Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) deve continuare a investire nella Nazionale. Sarà necessario continuare a fornire risorse adeguate per migliorare la preparazione tecnica e atletica delle calciatrici, nonché aumentando il numero di amichevoli e tornei internazionali. Più la Nazionale sarà esposta a competizioni di alto livello, maggiore sarà la visibilità del calcio femminile. Questa dinamica aiuterà a stimolare l’interesse del pubblico e dei media.

I benefici del riconoscimento

Il riconoscimento del professionismo nel calcio femminile ha portato diversi benefici, trasformando profondamente il movimento sportivo. Ecco i principali vantaggi:
Contratti regolari: le calciatrici ora possono firmare contratti di lavoro professionistici, garantendo loro diritti simili a quelli dei calciatori maschili, come ferie, congedi, e pensione.
Tutele legali: hanno accesso alla previdenza sociale e a forme di assicurazione contro infortuni o malattie professionali.
Sebbene il divario salariale rispetto al calcio maschile resti ampio, il passaggio al professionismo ha permesso un miglioramento delle retribuzioni per molte calciatrici.
La possibilità di attrarre talenti stranieri e trattenere le migliori atlete italiane è infatti cresciuta, migliorando il livello competitivo del campionato.
Investimenti nelle strutture: Club e federazioni sono incentivati a migliorare infrastrutture e risorse, come campi di allenamento, staff medico e tecnico, per sostenere il livello professionale delle giocatrici.

Diritti Tv e pubblico

Copertura TV e media: la professionalizzazione ha attirato maggiori attenzioni da parte dei media e sponsor, aumentando la visibilità del calcio femminile.
Coinvolgimento del pubblico: grazie ad un miglioramento costante del prodotto, il calcio femminile sta guadagnando fan e spettatori sia negli stadi che a casa.
Ruolo delle atlete: le calciatrici sono viste sempre più come modelli di riferimento per le nuove generazioni. Una cosa che fino a dieci anni fa era impensabile per le bambine che si affacciavano per la prima volta a questo mondo. I modelli sono sempre stati i calciatori. Tutto ciò ha favorito anche un incremento delle praticanti: l’aumento della visibilità e del riconoscimento ha incoraggiato più bambine e ragazze a praticare il calcio.
Promozione dell’uguaglianza: il passaggio al professionismo è un passo importante verso l’uguaglianza di genere nello sport.
Sponsor dedicati: il professionismo ha reso più appetibile il calcio femminile per i brand, aumentando il numero di sponsor.
Merchandising: le squadre femminili ora producono e vendono più merchandising, coinvolgendo un pubblico crescente.
Programmi giovanili: i club professionistici stanno investendo di più nei settori giovanili femminili.
Dunque in un Paese come l’Italia dove il gioco del pallone è lo sport più popolare ( 34 milioni di tifosi, pari al 66% della popolazione), i dati del calcio femminile mostrano un trend in forte crescita sotto tutti i punti di vista.

I numeri del calcio femminile italiano

Tra il 2008 e il 2022 le calciatrici tesserate per la Figc sono più che raddoppiate, passando da 18.854 a 42.852 (+ 125,8%) e consentendo all’Italia di entrare nella top 15 mondiale (14° posto nel ranking). Nello stesso periodo, le calciatrici di età compresa tra i 10 e i 15 anni sono passate da 6.628 a 17.721 (+167,4%). Inoltre, in base alle stime Uefa, anche i tifosi del calcio femminile italiano sono in crescita. Attualmente il pubblico è pari a 10,2 milioni (il 20% della popolazione): di questi, il 46,4% sono donne, il 28,5% hanno un’età compresa tra i 18 e i 34 anni e 1 su 3 si è interessato alla squadra femminile perché già tifoso di quella maschile. Le previsioni dicono che entro il 2033 i tifosi saranno circa 22,6 milioni.
Nonostante i progressi, ci sono ancora alcune sfide: la disparità salariale rispetto al calcio maschile; la copertura mediatica ancora limitata in alcuni contesti la mancanza di investimenti costanti in alcune categorie inferiori.
Il riconoscimento del professionismo rappresenta perciò una svolta storica per il calcio femminile, ma il lavoro non deve fermarsi qui, non deve essere un punto di arrivo, bensì un punto di partenza; si richiede continuità e investimenti per garantire una crescita sostenibile e consolidare i progressi ottenuti.

Confrontiamoci con l’Europa

Diamo ora uno sguardo a ciò che accade nelle altre leghe femminili nel resto di Europa.
Le squadre femminili italiane spesso utilizzano stadi condivisi con le formazioni maschili o strutture di dimensioni ridotte. La mancanza di stadi di proprietà dedicati al calcio femminile limita l’esperienza dei tifosi e le opportunità di generare entrate.
All’estero in paesi come l’Inghilterra, alcune squadre femminili dispongono di stadi propri o condividono strutture di alta qualità, contribuendo a una migliore esperienza per giocatrici e tifosi.
In Italia, invece, nonostante i progressi, la copertura mediatica del calcio femminile è ancora limitata rispetto al maschile. Gli investimenti stanno aumentando, ma restano inferiori rispetto ad altre nazioni. In paesi come l’Inghilterra e gli Stati Uniti, il calcio femminile riceve una copertura mediatica significativa e beneficia di investimenti sostanziali, contribuendo alla crescita e alla professionalizzazione del settore.

E il Ranking FIFA? La nazionale femminile italiana occupa attualmente il 14º posto nel ranking. Squadre come gli Stati Uniti, la Germania e la Svezia (con cui abbiamo confrontato l’Italia qui sopra) si posizionano regolarmente ai vertici della stessa classifica, indicando una maggiore competitività a livello internazionale.
In sintesi, mentre il calcio femminile in Italia sta crescendo, esistono ancora differenze rispetto ad altre nazioni in termini di partecipazione, infrastrutture, risultati internazionali e investimenti. Colmare queste lacune richiederà ulteriori sforzi da parte delle istituzioni sportive, degli sponsor e dei media per promuovere e sostenere il movimento femminile nel calcio.

Lo status di calciatrice in Italia

Essere una calciatrice in Italia oggi significa vivere un mix di soddisfazioni personali e sfide.
Il calcio femminile in Italia rappresenta oggi una storia di crescita, resilienza e trasformazione. Il riconoscimento del professionismo ha segnato un momento cruciale, portando maggiore dignità e diritti alle calciatrici, ma il percorso verso una vera parità è tutt’altro che concluso. Essere una calciatrice in Italia significa spesso affrontare una duplice sfida: non solo dimostrare il proprio valore sul campo, ma anche combattere contro radicati stereotipi di genere che vedono il calcio come uno sport “da uomini”.
La disparità di genere resta evidente in molti aspetti: dalle differenze salariali e di visibilità mediatica, alla scarsità di investimenti nelle infrastrutture dedicate. Le calciatrici devono ancora lottare per avere accesso alle stesse opportunità offerte ai loro colleghi maschi. Questo squilibrio non è solo una questione sportiva, ma riflette una più ampia dinamica sociale che penalizza le donne in molte professioni considerate “atipiche”.


Eppure, proprio attraverso il calcio, le atlete italiane stanno ridefinendo il concetto di femminilità e abbattendo barriere culturali che per decenni hanno limitato le ambizioni delle bambine appassionate di sport. Il calcio femminile diventa così simbolo di una battaglia più ampia per l’uguaglianza di genere, offrendo modelli di riferimento nuovi e ispirando una generazione di ragazze a inseguire i propri sogni senza paura di essere giudicate.
Il potenziale del calcio femminile in Italia è immenso: il pubblico sta crescendo, le giovani atlete si avvicinano al movimento in numeri sempre maggiori. E la Nazionale continua a rappresentare un simbolo di riscatto e ambizione. Perché questo potenziale si realizzi, serve una responsabilità condivisa da parte delle istituzioni sportive, dei media e degli sponsor. Questi ultimi devono impegnarsi a sostenere le calciatrici non solo come atlete, ma come portatrici di un cambiamento culturale.

Conclusioni


In definitiva, il calcio femminile italiano è molto più di uno sport: è un campo di battaglia per l’uguaglianza, un veicolo di empowerment e un esempio di come lo sport possa essere un motore di progresso sociale. È un percorso che richiede passione, dedizione e resilienza, ma offre anche la possibilità di essere protagonista di un cambiamento storico nello sport e nella società.
Sostenere questo movimento significa non solo contribuire alla crescita dello sport, ma partecipare attivamente a una rivoluzione culturale che beneficia l’intera società, per far si che sempre più bambine alla domanda “che lavoro fai?” Possano rispondere “La calciatrice!”